Processo al “caffè” – Aula della Facoltà di Farmacia – Napoli 27 sett. 2003

  • GALENO2000 – Divagazioni  – A cura di Galeno Gey .  
Processo al caffè – Facoltà di Farmacia Università Napoli – 27 settembre 2003

Processo al caffè.

Cronaca di una giornata trascorsa in un’aula… farmaco-giustizialista.

(Seconda  parte )

Dopo un simpatico break, con degustazione di ottimo caffè, assaggi di pizza vera Napoli, vini doc dell’Irpinia, mozzarelle di bufala di  Mondragone (Ce), pasticcini e dolcetti tipici napoletani, miele e leccornie di Montefredone (Av)…

… Pubblico, Testimoni, Avvocati della Difesa e dell’Accusa, notissimi Esperti-Tecnici, Personalità della Cultura, insieme alla Magnifica Corte entrano in Aula per l’atteso “Processo”.

La “Corte” Magnifica

 Pesanti i capi di accusa; chiaro a tutti il quadro sotto vari profili: giudiziario, sociale, farmacologico, tossicologico…

La Imputata
La Imputata

L’accusata attende con grande dignità.

L’ufficiale giudiziario Dr. Diego Prisco ed il Cancelliere Dottoressa Nunzia Pace  ed il Pubblico ascoltano, divertiti,  le arringhe.  Il Prof. Prisco del Collegio di Difesa medita e ordina le idee per l’arringa difensiva.

      Riprende il “processo”.     Tocca al P.M.   

Ma il Pubblico Ministero, il Prof. Fernando Bocchini (Ordinario alla facoltà di Giurisprudenza- Università di Napoli) ,  va giù con la sua arringa, sottolineando gli aspetti negativi dell’ inquisita. Ricorre alla patologia collegabile al caffe, ai danni alla serenità familiare e alle mogli per gli effetti di caduta dell’eros dei propri mariti, all’insonnia notturna che produce anche rischio di assuefazione e via dicendo…

   Ancor più dure e ficcanti le Accuse del Prof.  Ambrogio Rebecchi Majnardi , dell’Università di Pavia, che, calcata la mano nel tentativo di scardinare tutte le testimonianze “pro-reo”, richiama un Regio Decreto Legge del 1925 sull’uso del caffé e i danni della sofisticazione, nonché sulla distruzione del caffè sequestrato se cattivo, o distribuito gratuitamente ad istituti vari se buono. Lo scopo recondito è quello di indurre la Corte alla condanna del Caffè, ma la “carta regia” si rivelerà un boumerang. Addirittura  avanza anche una ipotesi di “incompetenza della sede scelta per il giudizio, palesemente condizionante la serenità della Corte”.

     La parola alla Difesa.

      Il Prof. Salvatore Prisco (Ordinario di istituzione di diritto pubblico presso l’Università Federico II) l’incarico di iniziare la spunta delle armi avverse. Con veemenza alternata a suadenti ammiccate loda gli effetti benefici del caffé, la funzione stimolante delle capacità mentali, la determinante capacità socializzante di una comoda assunzione della tanto amata bevanda, magari sorseggiata in un confortevole caffé…e via , fino a chiederne la completa assoluzione.

     Ancora un Difensore Il Prof. Palalano smantella le accuse...  e già si pregusta il sapore di un caffè prosciolto

Gli fa eco il Prof. Vincenzo Patalano (Ordinario di Scienze penalistiche  e Prorettore dell’Università Federico II di Napoli.) che con un’articolata difesa dimostra che “la tazzulella” non può essere processata perché condannabile è l’uso improprio  fatto da chi abusa della piacevole bevanda. Insomma … “il fatto non sussiste”.

     La sentenza

Mezz’ora di riunione segreta. La corte si riunisce, mentre, nell’attesa si ha il tempo per degustare ancora qualche tazzina di caffè. Il secondo, forse il terzo per molti…La caffeina in eccesso? Ma con tutta l’attenzione e la tensione di un simile processo…  cosa può rappresentare una terza dose di 20 mg di caffeina?  TAZ 7 La corteSentenzia54

Tutti in Aula, la Corte rientra, mentre il prezioso cimelio “la caffettiera antica”, contenente la bevanda incriminata, fa bella mostra sul banco dell’imputato.

Una scampanellata energica.

Il silenzio di tutti e la Corte in piedi legge la sentenza.

Un articolato di 9 pagine  con la sintesi  di quanto emerso nel dibattimento, le tesi di accusa e difesa: nove pagine ricche di riferimenti scientifici, giuridici, storici ed artistici, che portano alla “assoluzione piena” della “tazzulella é cafè”.

Nella “sostanza”, anche secondo la Corte, le responsabilità, se ci sono, sono imputabili a quanti fanno abuso della bontà di simile bevanda.

La sentenza recita testualmente : “l’Alta Corte del Popolo dei Goduriosi, definitivamente pronunziando, visto l’art.530, comma 1, del c.p.p., assolve l’imputato “Caffè” in ordine alle imputazioni ascrittegli, perché i fatti non sussistono ed ordina l’assunzione dello stesso,  nei limiti consentiti secondo la libera scelta autonoma di ciascun cittadino del Popolo dei Goduriosi. Ciascuno, quindi, è comandato di eseguire la presente sentenza e l’Ufficiale Giudiziario Diego Prisco ne curi l’esecuzione.

 Così deciso in Napoli, nell’Aula Magna dell’Università Federico II il giorno 27 settembre 2003.

Firmato dal Presidente Estensore, dai Giudici a latere, dai Giudici popolari, dal Cancelliere.  

 Cronaca del processo curarta da Galeno Gey.

 

 

 

 

 

   

 

 

  

 

 

 

.

 

 

   

 

 
Il
Gerardo Nigro

Farmacista, pensionato.