Occupazione in forte calo per i farmacisti.

DSCN1833 Stemma e mortaio Dino

GALENO2000 – SALUTE & POLITICA –  Speciale di G.Nigro –  25 gennaio 2015

2015 – Farmacisti, livello occupazionale ancora in calo.

La crisi economica del Paese Italia non ha risparmiato i settori del pur diversificato comparto farmaceutico.

 Partiamo per la nostra analisi dai dati sull’industria farmaceutica.  Un settore trainante, che nel periodo 2008-2013, pur nella decrescita del PIL attestata al 7%,  mostrava una crescita della produzione farmaceutica di un buon 2%, forte di un incremento finale del 4% annuo. Un vero “miracolo” al confronto dei valori tutti più bassi di tutti i settori dell’economia nazionale.

Il merito va indubbiamente alle capacità imprenditoriali e tecniche dello specifico comparto produttivo e programmatico, profuse nei suoi investimenti economici e di eccellenza in risorse umane.

Le statistiche sui valori della produzione farmaceutica ci davano secondi, dietro la Germania. Una produzione di 28 miliardi, di cui il 71% derivata da un export farmaceutico dall’Italia verso Paesi esteri.  E sempre in contro-tendenza rispetto ai cali della media di altri settori manifatturieri.

Poi la progressiva crisi generale dell’Italia, incapace di adeguata legislazione sul fronte dell’economia, del lavoro, della salute, della magistratura, della organizzazione burocratica, dell’agricoltura, del commercio… diciamo pure di tutto il fronte dei comparti che servono alla produzione di un minimo benessere sociale vitale per una Nazione.

Ed in tale contesto anche il comparto farmaceutico, in tutte le proprie diversificazioni,  Farmacisti inclusi,  è entrato in crisi. Grandi e medie aziende farmaceutiche in forti ridimensionamenti o addirittura trasferiti all’estero. Crollati gli assorbimenti di laureati nell’industria farmaceutica, nelle strutture sanitarie ospedaliere, nel commercio del farmaco, nella ricerca scientifica medico-farmacologica. Un falso “toccasana” la liberalizzazione delle farmacie e la creazione di un “riduttivo genere di punti vendita” quali le “parafarmacie”.

Eppure l’industria farmaceutica, nel suo complesso, veniva riportato quale “ comparto” “primo tra i Big UE per produzione pro-capite e per contributo al PIL”. E ciò perché per “le imprese del farmaco e il loro indotto, il valore complessivo di investimenti, di stipendi e di tasse pagate (13,7 miliardi di euro) ” superava  “ il ricavo dell’industria,  derivante dalla spesa pubblica per medicinali (12,1 miliardi).

E’ pur vero che anche i “parametri” più lusinghieri nella Economia di una Nazione diventano fallaci se i Governi e i Popoli si abbandonano a insani comportamenti  più pertinenti a ladronerie furbastre, che al “buon governo”.

Ma restiamo sui dati del livello occupazionale. Un dato generale ce lo ha fornito l’Istat con i rilevamenti provvisori 2013 con riferimento ad agosto-settembre: Livello record al 12,6% , in tutto l’arco temporale dal 2004. Ed in tale dato generale occupazionale sono anche i farmacisti. Purtroppo non sono indicati i dari delle singole differenti categorie di farmacisti inseriti nei vari comparti occupazionali.  I dati li desumiamo quindi dalle analisi effettuate dalle sesse differenti organizzazioni settoriali.

Per i titolari di farmacia privata il livello occupazionale, nonostante la crisi, ha una sostanziale tenuta, sia pure con le difficoltà di recupero credito, di incremento di costi gestionali, della riduzione dei prezzi e quant’altro.

Per i farmacisti dipendenti da aziende pubbliche (Enti) la situazione sembrerebbe stazionaria, pur lamentandosi la mancanza di adeguamenti di organico per le esigenze delle singole strutture, dove la figura professionale del farmacista va assumendo necessità di nuovi utilizzo.

Per i farmacisti inseriti nei comparti dell’industria farmaceutica la situazione è ben diversa. Per la verità occorre dire che, sotto certi aspetti, la situazione di precarietà esisterebbe anche per tutti i farmacisti dipendenti. La situazione la descrive con cognizione di causa, la Dott.ssa Silvera Ballerini della Conasfa,. «Il mercato occupazionale non tiene» precisa Ballerini. «Il problema c’è anche se è difficile quantificare e dare le percentuali esatte. Anche perché oltre al dato sulla disoccupazione esiste tutta una serie di rapporti lavorativi brevi o precari, che non vengono calcolati, ma che di fatto rappresentano una disoccupazione velata. Penso all’apprendistato, agli stage o ai contratti atipici. Sono molti i colleghi che ci contattano per dare l’allarme ed è per questo che lo sforzo adesso dovrebbe essere teso a trovare sbocchi occupazionali alternativi. In farmacia è sempre più difficile trovare lavoro». E il fermento è palese. Basti pensare alle dichiarate volontà di cancellazione dall’ Enpaf  (l’ente previdenziale dei farmacisti), al fine di non versare la contribuzione previdenziale obbligatoria al termine dei cinque anni di agevolazione contributiva, come prevista per tutti gli iscritti all’Albo professionale.

Se ne desume una drammatica situazione, nel quadro della complessa precarietà dell’ intero umano contesto italiano, che non può sfuggire o essere sottovalutata da componenti essenziali dei Farmacisti italiani: Ordine dei Farmacisti, Federfarma (l’associazione sindacale dei titolari di farmacia privata) e lo stesso Enpaf .

Riportiamo sullo specifico quanto dichiarato dal Dott. Francesco Imperadrice (Farmacista collaboratore, presidente Sinasfa) dopo l’incontro inter-categorie con lo stesso Enpaf :L’agevolazione prevista per i disoccupati copre un periodo di 5 anni non continuativi: purtroppo nel contesto lavorativo di oggi, che vede un aumento della disoccupazione e anche di modalità di impiego meno continuative” rappresenta “un limite che viene raggiunto più velocemente e che quindi non si rivela adeguato. Con la conseguenza che molti colleghi pur di non pagare il contributo all’Enpaf preferiscono cancellarsi dalla professione.” Sic, parliamo di cancellazione dall’Albo professionale !!  E prosegue: “ Questo è un fenomeno in crescita e in prospettiva destinato ad aumentare. Per questo ritengo sia un buon lavoro quello che sta facendo l’Enpaf, nel cercare di trovare una soluzione per evitare questo fenomeno e riuscire ad allungare il periodo da 5 a 7 anni, anche attraverso un atto di solidarietà dei colleghi, con un piccolo aumento della contribuzione proporzionale alla quota pagata”. Ed aggiunge: “ Ma credo che il problema sia da affrontare a più ampio raggio, con il coinvolgimento di tutta la professione: dall’Ordine, all’Università, ai titolari, a tutti i componenti della professione. Credo cioè che occorra avviare una riflessione più strutturata e approfondita per riuscire ad ampliare gli orizzonti occupazionali per la professione e trovare ulteriori ambiti di impiego. Anche perché la crisi delle farmacie ci sta dicendo che siamo arrivati a un livello pressoché di saturazione per quanto riguarda le assunzioni e che tali fenomeni sono destinati ad aumentare».

C’è poco da stare sereni, se non si recupera un comune senso di responsabilità sociale.

Napoli, 25 gennaio 2015 – Gerardo Nigro

Qualche riferimento per chi volesse approfondire:

24.03-2014  –  Ministero censisce parafarmacie: + 150 , al netto delle chiusure.

1.11. 2014  –  Istat, disoccupazione record: per i farmacisti una medaglia a due facce.

Gerardo Nigro

Farmacista, pensionato.